Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo.

mercoledì 18 dicembre 2013

Explore. Dream. Discover.

Questo è l'articolo che ho scritto per il giornalino della mia scuola. Spero vi piaccia, fatemi sapere che ne pensate :)


Explore. Dream. Discover.

Quest’anno, a sfatare lo stereotipo di italiani mammoni, ci hanno pensato 1800 ragazzi, che sono andati a vivere all’estero per sei mesi o un anno.  Al contrario di come alcuni pensano, affrontare questa esperienza non è tutto rose e fiori, non è una vacanza, non è facile.

Essere un exchange student vuol dire accettare dei compromessi. Ci sono le difficoltà, come vivere un anno lontano dalla tua famiglia, dalle tue abitudini, dalla tua cultura, (e soprattutto rinunciare ai biscotti a colazione) e i lati positivi, scoprire il mondo, venire a contatto con culture diverse, sviluppare un senso d’adattamento e autocontrollo, prendersi delle responsabilità e diventare indipendente.

E’ un modo per riconoscere le proprie debolezze e avere la possibilità di affrontarle, per vivere una realtà diversa da quella a cui si è abituati e apprezzare quello che si aveva  in Italia.

Se ci pensate, un ragazzo di sedici anni che lascia i suoi amici, la famiglia, lo sport, le sue abitudini o è pazzo o crede in quello che fa.

Io, un anno fa, ho partecipato alle selezioni di Intercultura senza saperne quasi niente. Piano piano però ho realizzato quanto fossero motivati gli altri ragazzi, quanto avessero le idee chiare su dove volessero andare e sulle difficoltà che comportava questa esperienza.

Così anche io, ho fatto i colloqui, il fascicolo che Intercultura richiede e, cosa più importante, la lista dei paesi.

Ad aprile, nonostante il mio pessimismo, mi hanno annunciato che ero stata presa per la mia prima scelta: l’Islanda.
Quando l’ho detto ai miei compagni di classe mi hanno fatto battute del tipo: “Islanda? Da quando è abitata? Perché è abitata, vero?”,  “Mi mandi una cartolina da Ghiacciolopoli?”, “Fatti una foto con i pinguini, che l’appendiamo in classe per non sentire la tua mancanza!”

E ora sono qui da tre mesi,  vivo in una famiglia con 3 bambini piccoli e urlanti, vado in una scuola in cui si sta scalzi e sto iniziando a parlare islandese.

Sono anche in contatto con molti exchange student sparsi per il mondo e di storie divertenti ne ho sentite davvero tante. Ad esempio una ragazza dall’Honduras ha raccontato che la preside ha obbligato un ragazzo a stare seduto per sei ore su un barattolo dal diametro di 15 cm, perché disturbava la lezione. E a Panama, a scuola, non è permesso tenersi per mano.

Ma le eresie in cucina sono le migliori: c’è chi ha dovuto mangiare pasta con il ketchup, maionese o addirittura al colorante blu. Una ragazza ha raccontato che sua madre ospitante, per capire se la pasta è cotta, la lancia sul mobile: se è cotta rimane appiccicata. E la cosa bella è che, da quando l’ho detto alla mia host mum, lo fa anche lei…

Ma non fatevi intimorire da queste differenze culturali, ci sono mille motivi per partire, sia come exchange student o sia come Erasmus all’università.

Per concludere, voglio riportare una bellissima frase che mi ha detto una mia amica: “ Tornerai con qualche cicatrice, ma se la vivi consapevolmente tornerai migliore, saprai comprendere tutti quei valori che la quotidianità rendono scontati.”

Explore. Dream. Discover.

9 commenti:

  1. Bell'articolo! Hai ragione, non è facile per una persona di sedici anni vivere un'esperienza come questa. D'altro canto, tutto ciò darà un valore aggiunto al tuo bagaglio culturale e alla tua capacità di adattamento. Steve Jobs (il defunto fondatore di Apple), in un discorso ai laureandi della Stanford University, disse che quelle esperienze di vita che possono apparire in un primo momento fini a se stesse, acquisiranno un significato chiaro in futuro; come acquisiscono significato, una volta uniti, i puntini di quei giochi per bambini dove bisogna unire i punti per avere un disegno chiaro. I puntini sono le esperienze formative e il disegno è il percorso di vita. Io ti considero fortunata e spero che tu possa vivere nel modo più costruttivo possibile questa esperienza. Ciao da Lorenzo.
    P.S. Ti consiglio di cercare su YouTube quel discorso del 2005, è meraviglioso.

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    1. Ciao Lorenzo, avevo già visto quel video, è stupendo :)
      Grazie per i tuoi commenti, un saluto!!

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  2. Si, concordo con Lorenzo. Bell'articolo davvero!! Brava Alessia.
    Mettere in conto a priori che si potrebbe uscirne con cicatrici varie, ed accettare comunque la sfida, comporta grande maturità.
    Molto piu' facile fuggire e perdere, senza neanche essersene accorti.

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    1. Grazie :) Come si dice, meglio provarci e rimanere delusi che non provarci e rimanere col rimpianto ;)

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  3. Bellissimo articolo Alee!!!sei bravissimaa!!!:D Davide delle elementari ahah :)

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  4. Brava Ale , come sempre.....meglio avere dei rimorsi nella vita che dei rimpianti.....almeno io la penso così...............
    baci

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  5. Quando aggiorni?:)

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  6. Amo alla follia la frase con cui concludi.
    Molti pensano che sia facile lasciare l'Italia, perché "è un Paese di merda; all'estero è tutto migliore!! Civiltààà!" ma personalmente quando sento queste cose mi girano altamente le ball... Partire non è una cosa semplice e avoglia se hai delle cicatrici alla fine. Nel mio caso personale oltre che quelle c'è anche un cuore infranto e tantissime, tantissime lacrime.
    Nonostante tutto il dolore e la fatica, però, come te, mi sento solo di consigliare quest'esperienza: bisogna partire, bisogna conoscere il mondo per conoscere veramente se stessi!

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